██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Jingū
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Figlia di Okinaga no sukune no miko 息長宿禰王, membro della famiglia imperiale, e della principessa Katsuragi no Takanuka 葛城高顙媛, discendente di Amenohiboko 天日槍, il leggendario principe di Corea, fino al mwfaPeriodo Meiji era considerata il 15º mwfqImperatore del Giappone, secondo l'ordine tradizionale di successione (da qui il suo titolo alternativo mwfgJingū tennō 神功天皇).
Una nuova valutazione dei documenti storici esistenti ha portato alla rimozione del suo nome da quell'elenco, sostituendolo con quello del figlio, l'imperatore Ōjin, considerato il 15° sovrano.cite-ref-4[4]
Contents
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Narrazione leggendaria
Alla vita o al regno di Jingō - nome sinizzato che le sarebbe stato attribuito nell'VIII secolo, mentre il suo nome originario sarebbe Okinagatarashi-hime (息長帯比売)cite-ref-0-5-0[5]cite-ref-6[6] - non è possibile attribuire una data certa; la sua figura è considerata "leggendaria" o "semileggendaria" per l'assenza di materiale attendibile su cui produrre verifiche e approfondimenti.cite-ref-7[7]cite-ref-8[8]
Le fonti più antiche in cui compare sono le cronache giapponesi del mwmamwmqNihon shoki e del mwmgmwmwKojiki risalenti all'inizio dell'VIII secolo; nella prima, il nono libro è dedicato interamente alla sua reggenza, che si sostiene essere durata 69 anni, nella seconda Jingū riceve un trattamento secondario nel capitolo dedicato al marito, l'imperatore Chūai, di cui vengono narrati i successi.cite-ref-0-5-1[5]cite-ref-9[9]
L'episodio centrale, narrato nel mwpqKojiki , è quello in cui Jingū, posseduta dagli dei (un atto letto da molti testi come esempio di manifestazione mwpgsciamanica), chiede all'imperatore di non attaccare i Kumaso nel mwpwKyūshū meridionale, ma di dirigersi a ovest e di invadere Silla, una terra della penisola coreana ricca di beni preziosi.cite-ref-10[10]cite-ref-11[11]
Alla risposta sprezzante di Chūai, le divinità, irate, avrebbero decisero di vendicarsi provocandone la morte, nella versione di altri testi avvenuta a seguito della ferita di una freccia durante la spedizione contro i Kumano. Dopo la scomparsa di Chūai, gli dei - rivelatisi come i kami mwsqSumiyoshi Sanjin, divinità protettrici del mare e della navigazione, venerate nel mwsgSantuario Sumiyoshi sulla baia di Osaka - avrebbero promesso a Jingu che il figlio che avrebbe partorito sarebbe diventato il signore di Silla.cite-ref-12[12]
L'impresa per la quale è diventata famosa, l'invasione del regno coreano di mwwgSilla, per alcuni studiosi giapponesi collocabile intorno all'anno 364, quando Nai-mul governava Silla (jp.Shiragi), è una delle questioni maggiormente discusse dagli storici.cite-ref-15[15] In quel periodo il Giappone aveva relazioni amichevoli con il regno coreano di mwxwPaekche, vicino a Silla, e si ritiene più plausibile che, se mai vi avesse partecipato, Jingū abbia potuto vincere una battaglia combattendo al fianco di Paekche contro Silla, nel desiderio comune di frenarne l'ambizione.cite-ref-1-16-0[16]cite-ref-17[17]
Per quanto riguarda le date che riguardano la sua biografia, diversi studiosi ritengono che, se realmente esistita, Jingū potrebbe essere collocata tra la fine del IV inizio del V secolo, mentre altri ne confermano la collocazione tra il II e il III secolo.cite-ref-1-16-1[16]
Secondo mwdwKitabatake Chikafusa (1293-1354) e lo scrittore mweaArai Hakuseki (1657-1725), Jingū sarebbe in realtà mweqHimiko, la regina sciamana di Yamataikoku vissuta nel III secolo, inclusa come membro della famiglia imperiale nel mwegmwewNihongi.cite-ref-20[20] Tra gli studiosi moderni, Naitō Torajirō ipotizza che sia Yamatohime-no-mikoto, figlia dell'Imperatore mwgqSuinin, mentre Higo Kazuo propone che sia Yamato-tohimomoso-hime, figlia dell'imperatore Korei.
Anche se il luogo di sepoltura di Jingū rimane sconosciuto, le è stata attribuita una tomba ufficiale a Saki, nell'angolo nord-occidentale dell'attuale città di mwgwNara, dove sono sepolti i re Yamato.cite-ref-21[21] I tumuli funerari di Saki includono il Gosashi (ora denominato tomba Jingu), lungo 275 metri. Questa tomba imperiale di tipo "kofun" è caratterizzata da un'isola a forma di buco di chiave situata all'interno di un ampio fossato pieno d'acqua.cite-ref-22[22] La Casa Imperiale le ha designato anche un mausoleo (misasagi) a Saki.cite-ref-23[23]cite-ref-24[24]
Oltre alla leggendaria Jingū, ci sono state otto imperatrici regnanti e i loro successori sono stati scelti più spesso tra i maschi della linea di sangue imperiale paterna, motivo per cui alcuni studiosi conservatori sostengono che i regni delle donne siano stati temporanei e che la tradizione di successione solo maschile si mantenga nel XXI secolo, con l'eccezione dell'imperatrice mwmqGenmei, cui sarebbe seguita sul trono la figlia mwmgGenshō.cite-ref-25[25]
Nel 1881 Jingū divenne la prima donna a essere rappresentata su una mwoabanconota giapponesecite-ref-26[26]; tuttavia, non essendo note immagini reali di questa figura leggendaria, la sua rappresentazione, realizzata artisticamente da mwpqEdoardo Chiossone utilizzando come modella una dipendente dell'Ufficio Stampa del Governo, è del tutto congetturale. Questa immagine è stata utilizzata anche per i francobolli 1908/14, di fatto i primi francobolli del Giappone a mostrare una donna. Un disegno rivisto da Yoshida Toyo è stato utilizzato per i francobolli Jingu 1924/37. L'uso del disegno di Jingu è terminato con una nuova serie di francobolli nel 1939.cite-ref-27[27]cite-ref-28[28]
Controversie
Secondo il mwtgmwtwKojiki e il mwuaNihongi,cite-ref-29[29] Jingū, il cui padre viene indicato come nipote dell'mwvqimperatore Kaika e la madre appartenente al clan Katsuragi, avrebbe condotto un esercito per invadere una "terra promessa", che si ipotizza essere la mwvgCorea, ritornando vittoriosa in Giappone dopo tre anni. Tuttavia, non vi sono prove attendibili di tale impresa, suggerendo che si tratti di un resoconto fittizio, impreciso o ingannevole.cite-ref-30[30]cite-ref-31[31]
Il racconto mitico della conquista della Corea da parte dell'imperatrice Jingū ha fatto parte integrante del curriculum di storia delle scuole elementari giapponesi fino al periodo antecedente la guerra, a sostegno dell'avvenuta colonizzazione di questo paese da parte del Giappone.cite-ref-32[32] Dopo la guerra, alcuni storici giapponesi e coreani, tra cui Egami Namio, sostennero il contrario, ossia l'avvenuta conquista del Giappone da parte della Corea, un'ipotesi divenuta nota come "teoria del cavaliere" (mwzakiba minzoku setsu), da più parti contestata per la scarsità di prove poste a sostegno.cite-ref-33[33]cite-ref-34[34]
Tale interpretazione è stata messa in discussione per la mancanza di fonti attendibili e per l'individuazione di un contesto che sembra avvicinarsi maggiormente ai vicini meridionali di Goguryeo, mw3wSilla e mw4aBaekje; lo stato della stele stessa, in parte dedicata agli interventi militari giapponesi, sconfitti da Gwanggaeto, si presenta inoltre danneggiato e mancante di alcune parti, rendendo controversa la traduzione dei pezzi mancanti.
Secondo lo studioso Wontack Hong i giapponesi avrebbero interpretato erroneamente la stele di Gwanggaetocite-ref-37[37]. La Stele era un tributo ad un re coreano, ma a causa della mancanza di una corretta punteggiatura, la scrittura può essere tradotta in 4 modi diversi; la stessa Stele può essere interpretata come se la Corea avesse attraversato lo mw7wstretto e forzato il Giappone a sottomettersi, a seconda di dove la frase è punteggiata.
Il mw8qmw8gLibro dei Song della mw8wdinastia Liu Song, scritto dallo storico cinese Shen Yue (441-513), annota la presenza giapponese nella penisola coreana. Tuttavia, la dinastia Liu Song, in quanto antica dinastia cinese meridionale, aveva pochi contatti con il nord-est asiatico e la maggior parte degli storici in Corea, Giappone e altrove ritiene che questa dinastia abbia trattato mw9aBaekje, Samhan e mw9qRegno Yamatai come una sola cosa. È improbabile che questo errore sia stato commesso relativamente alla mw9gdinastia Sui e al mw9wGoguryeo perché all'epoca erano grandi potenze. Il mw-amw-qLibro dei Sui dice che il Giappone ha fornito supporto militare a Baekje e mw-gSilla.
Secondo il mw-amw-qSamguk sagi ("Cronache dei tre regni"), scritto nel 1145, il re Asin di Baekje avrebbe inviato suo figlio, il principe Jeonji come mw-gostaggio nel 397,cite-ref-38[38] e il re Silseong di mwaqmSilla il proprio figlio nel 402, entrambi nel tentativo di ottenere aiuti militari da Yamato affinché le due nazioni potessero continuare le campagne che avevano iniziato prima delle richieste. A complicare ulteriormente il rapporto tra il sovrano giapponese e la Corea è un'informazione contenuta nel mwaqqNihongi, secondo la quale il principe coreano Amenohiboko, si sarebbe recato in Giappone e sarebbe divenuto il nonno di Tajimamori, che servì l'imperatore mwaquSuinin. Se i coreani avessero o meno inviato ostaggi o parenti in Corea è ancora una questione dibattuta.
Note
cite-note-11. ↑ mwaqw(mwaq0mwaq4FR) Julius von Klaproth (a cura di), mwaq8mwaraNipon o daï itsi ran: ou Annales des empereurs du Japon, Oriental Translation Fund, 1834, pp.mware 16-19. mwariURL consultato il 21 febbraio 2019.
cite-note-22. ↑ mwary(mwarcmwargEN) Jien, Delmer Myers Brown e Ichirō Ishida, mwark愚管抄: A Translation and Study of the Gukanshō, an Interpretative History of Japan Written in 1219, University of California Press, 1º gennaio 1979, p.mwaro 255, mwarsISBNmwarw 9780520034600. mwar4URL consultato il 21 febbraio 2019.
cite-note-44. ↑ mwata(mwatemwatiEN) Chizuko Allen, mwatmmwatqEmpress Jingū: a shamaness ruler in early Japan, in mwatuJapan Forum, vol.mwaty 15, n.mwatc 1, pp.mwatg 81-98. mwatkURL consultato il 21 febbraio 2019.
cite-note-77. ↑ mwaus(mwauwmwau0FR) mwau4Jingō kōgō, in mwau8Dictionnaire historique du Japon, vol.mwava 10, Tokyo, 1984, p.mwave 22.
cite-note-88. ↑ mwavumwavymwavcJingō Kōgō, su mwavgtreccani.it. mwavkURL consultato il 6 gennaio 2025.
cite-note-1414. ↑ mwayy(mwaycmwaygEN) mwaykmwayoTakenouchi no Sukune Meets the Dragon King of the Sea 1879–1881, su mwaysartsandculture.google.com. mwaywURL consultato il 6 gennaio 2025.
cite-note-1818. ↑ mwaak(mwaaomwaasEN) mwaawmwaa0Age of the Gods, in mwaa4mwaa8Nihongi, traduzione di William George Aston, pp.mwaba 224-253. mwabeURL consultato il 21 febbraio 2019.
cite-note-2121. ↑ mwaco(mwacsmwacwEN) mwac0mwac4Jingū's misasagi (mwac8mwadaPDF), su mwadeAssociazione Turistica di Nara City. mwadiURL consultato il 21 febbraio 2019 mwadm(archiviato dall'mwadqurl originale il 24 gennaio 2009).
cite-note-2222. ↑ mwadg(mwadkmwadoEN) mwadsmwadwKofun, su mwad0Dipartimento di Scienze dell'Informazione di Osaka Electro-Communication University. mwad4URL consultato il 21 febbraio 2019 mwad8(archiviato dall'mwaeaurl originale il 19 gennaio 2008).
cite-note-2323. ↑ mwaeq(mwaeumwaeyEN) Richard Arthur Brabazon Ponsonby-Fane, mwaecThe Imperial House of Japan, Ponsonby Memorial Society, 1959, p.mwaeg 424.
cite-note-2424. ↑ mwaew(mwae0mwae4EN) mwae8mwafaMausoleum of Empress Jingu, su mwafenaracity-guide.com. mwafiURL consultato il 6 gennaio 2025.
cite-note-2525. ↑ mwafy(mwafcmwafgEN) Reiji Yoshida, mwafkmwafoLife in the cloudy Imperial fishbowl, in mwafsThe Japan Times Online, 27 marzo 2007. mwafwURL consultato il 21 febbraio 2019.
cite-note-2626. ↑ mwaga(mwagemwagiEN) mwagmmwagqRevised Bill (Empress Jingu Note) (1883), su mwaguHistory of Japanese Currency, mwagyBanca del Giappone. mwagcURL consultato il 21 febbraio 2019 mwagg(archiviato dall'mwagkurl originale il 14 dicembre 2007).
cite-note-2727. ↑ mwag0Generoso D’Agnese, mwag4mwag8Chiossone, un incisore alla corte di Meiji, su mwahamessaggerosantantonio.it, 17 novembre 2020. mwaheURL consultato il 6 gennaio 2025.
cite-note-2828. ↑ mwahuMaria Vittoria Cascino, mwahymwahcChiossone, il genovese onorato solo in Giappone, su mwahgilgiornale.it, 15 novembre 2007. mwahkURL consultato il 6 gennaio 2025.
cite-note-2929. ↑ mwah0(mwah4mwah8JA) mwaiamwaieNihongi, Volume 9, su mwaiiwww.j-texts.com. mwaimURL consultato il 21 febbraio 2019 mwaiq(archiviato dall'mwaiuurl originale il 25 aprile 2014).
cite-note-3636. ↑ mwam4(mwam8mwanaEN) Oh Byung-sang, mwanemwaniEchoes of drumming hoofbeats, su mwanmKorea JoongAng Daily, 4 ottobre 2002. mwanqURL consultato il 21 febbraio 2019.
cite-note-3838. ↑ mwaom(mwaoqmwaouKO) mwaoymwaocRe Asin, su mwaogBiblioteca di storia e cultura, 2 marzo 2018. mwaokURL consultato il 21 febbraio 2019.
Bibliografia
• citerefallen(EN) Chizuko Allen, Empress Jingū: a shamaness ruler in early Japan, in Japan Forum, vol. 15, n. 1, 2003, pp. 81-98, DOI:10.1080/0955580032000077748.
• mwao4(EN) William George Aston, Nihongi: Chronicles of Japan from the Earliest Times to A.D. 697, Society, 1896, OCLC 448337491.
• citerefbrinkley(EN) Frank Brinkley, A history of the Japan from the earliest times to the end of the Meiji era, London, Encyclopædia Britannica Co., 1915, OCLC 413099.
• citerefbrown(EN) Delmer Myers Brown (a cura di), The Cambridge history of Japan, vol. 1, Cambridge, Cambridge University Press, 1993, ISBN 978-0-521-22352-2.
• citerefchamberlain(EN) Basil Hall Chamberlain (a cura di), The Kojiki: Records of Ancient Matters, New York, Tuttle Publishing, 2012, ISBN 9780804836753. URL consultato il 21 febbraio 2019.
• mwapq(EN) Chikafusa Kitabatake, Jinnō Shōtōki: A Chronicle of Gods and Sovereigns, traduzione di H. Paul Varley, Columbia University Press, 1980, ISBN 9780231049405. URL consultato il 21 febbraio 2019.
• citerefponsonby-fane(EN) Richard Arthur B. Ponsonby-Fane, The Imperial House of Japan, Ponsonby Memorial Society, 1959, OCLC 194887.
• mwapc(FR) Siyun-zai Rin-siyo, Nipon o daï itsi ran: ou Annales des empereurs du Japon, traduzione di Isaac Titsingh, Oriental Translation Fund, 1834. URL consultato il 21 febbraio 2019.
• citereftoshio(EN) Akima Toshio, The Myth of the Goddess of the Undersea World and the Tale of Empress Jingū's Subjugation of Silla, in Japanese Journal of Religious Studies, vol. 20, n. 2/3, 1993, pp. 95-185.
Voci correlate
Altri progetti
Altri progetti
• Wikimedia Commons
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Jingū
Collegamenti esterni